Il laboratorio della lingua liquida
di Laura Azzoni
Sperimentare sul verbo essere per impostare una “grammatica intelligente” tenendo d’occhio la pragmatica
I miei studenti di prima superiore ritengono in generale, con una certa serenità, che il verbo essere sia un argomento che sanno piuttosto bene:
- si coniuga con una “coniugazione propria” (come specificano puntigliosamente negli esercizi di analisi grammaticale);
- serve da ausiliare (salvo trovarsi in imbarazzo rispetto ai criteri della concordanza del participio);
- forma il predicato nominale unito a un aggettivo o a un nome;
- forma un predicato verbale se (dicono i più bravi) significa “vivere”, “esistere”, “trovarsi”, “stare”.
Gli esercizi li percepiscono invece come una potenziale fonte di errori:
- in “Giovanni è spaventato” essere funge da ausiliare di una forma passiva o da copula?
- se “Il libro è mio” è un predicato nominale, “Il libro è di Giovanni” che predicato è?
- in “Giovanni è un pompiere”, “un pompiere” è complemento oggetto, vero? (a chi non è mai capitato di fare o di correggere questo errore?).


















