Il ruolo “etico” del dirigente scolastico nella salvaguardia della tutela dei minori

di Anna Armone, Direttore della Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione scolastica

Quando si parla di tutela dei minori, l’azione del dirigente scolastico non può rivestire i caratteri della sola legittimità, ma deve essere ispirata ai principi etici che governano questa materia nei luoghi dello sviluppo umano ed intellettivo dei minori.

Purtroppo, oggi, le responsabilità dirigenziali del dirigente scolastico sono sempre più afferenti alla gestione formale dell’istituzione scolastica. La «deriva» è ancora di più accentuata dal recente sistema di valutazione dirigenziale scaturito dalla l. 107. E forse non può che essere così!

Nel panorama pubblico la valutazione dei dirigenti scolastici spicca per complessità, formalità e livelli valutativi. Forse tutto ciò è dovuto al fatto che il processo di definizione del servizio scolastico non è lineare come nelle altre PPA, ma si pone come intersezione tra la programmazione nazionale del servizio e la programmazione locale, sia relativamente al ruolo degli enti locali che delle singole scuole che hanno autonomia didattica e organizzativa.

E, dunque, forse è necessaria questa complessità valutativa che si riverbera, a contrario, sul sistema delle decisioni e delle responsabilità, che per il dirigente scolastico sono quelle comuni a tutti i dirigenti pubblici.

La responsabilità etica, nel nostro sistema, emerge dalle norme di principio dell’azione amministrativa contenute nella Costituzione e dai codici di comportamento. I principi dell’etica pubblica vanno al di là della garanzia della legittimità dell’azione.Un’azione amministrativa, in concreto, può svolgersi legittimamente sul piano formale, ma ciò nondimeno senza un adeguato rispetto dei principi dell’etica pubblica. E così, un cattivo e non leale rapporto con gli interlocutori e con gli utenti, una non sufficiente chiarezza delle motivazioni, e così via, sono fattori che possono non tradursi in illegittimità dell’azione, ma, ciò nondimeno, violare i principi dell’etica pubblica. Per arginare tale fenomeno e rendere punibili questi comportamenti, il legislatore degli ultimi decenni ha cercato di normare gran parte dei comportamenti amministrativi attraendoli nel campo dell’illegittimità (pensiamo al ritardo dell’azione amministrativa).

Tornando al profilo dell’etica amministrativa, dobbiamo chiederci se le norme comportamentali comportano sempre responsabilità disciplinare. C’è un collegamento diretto tra responsabilità etica e responsabilità disciplinare?

Dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, d.p.r. 62/2013, oggi fonte diretta di responsabilità disciplinare:

  • Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa. Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione o dei poteri di cui é titolare.

  • 2. Il dipendente rispetta altresì i principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza e agisce in posizione di indipendenza e imparzialità, astenendosi in caso di conflitto di interessi.

Ma la responsabilità di cui parliamo è ancora diversa. La responsabilità etica del dirigente scolastico deve avere come riferimento una delle forme di etica all’interno del “politeismo dei valori” (espressione che Weber mutua in parte da John Stuart Mill) che si declina nell’etica sotto forma del dualismo tra l’etica dei principi (Gesinnungsethik) - anche detta etica delle intenzioni o delle convinzioni - e l’etica della responsabilità (Verantwortungsethik). La prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario o del sindacalista, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno. Si ha invece l’etica della responsabilità in tutti i casi in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze. Senza assumere princìpi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire: è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce

Dovendo centrare un significato di responsabilità etica del dirigente scolastico vorrei assumere la definizione weberiana di responsabilità che agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire. E se pensiamo al mondo di protezione che occorre creare intorno ai minori, la visione dirigenziale degli effetti della propria azione è determinante.

Nell’evoluzione normativa, l’etica è entrata nel percorso del legislatore per la definizione del concetto di corruzione nel nuovo dettato normativo.La legge 190 ha elaborato un concetto di corruzione che va oltre l’ambito della rilevanza penale dei comportamenti; il concetto ampio di non integrità coinvolge sia la parte dei reati contro la PA che la violazione di regole etiche, la cd maladministration.

I dirigenti scolastici sono assoggettai al codice di comportamento dei dipendenti pubblici, già precedentemente richiamato, e al codice disciplinare contenuto nel CCNL vigente. È interessante ricordare il codice di comportamento dei DS ANDISil quale afferma che “Il Dirigente scolastico è il primo garante dei diritti del cittadino studente al rispetto della sua persona e alla prestazione educativa e formativa più elevata possibile, adeguata ai bisogni di ciascuno”.

Abbiamo già assunto il principio secondo cui l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire, per cui possiamo ora analizzare la responsabilità etica dirigenziale nella tutela dei diritti dei minori.

Il ruolo datoriale del dirigente scolastico deve essere coerente con l’obiettivo della tutela dei diritti dei minori. Ciò significa che il dovere e la responsabilità in vigilando del dirigente non deve limitarsi all’individuazione dei comportamenti contrari agli obblighi impiegatizi di tutti i dipendenti della scuola, ma deve praticare una politica del personale chiaramente rivolta all’obiettivo specifico della tutela dei diritti dei minori.

Tutela dei minori sul piano formale

Si tratta di una tutela da garantire attraverso l’applicazione immediata e corretta della normativa a protezione dei minori. La prima fattispecie è la garanzia dell’effettiva fruizione del diritto all’istruzione, educazione, formazione. Ma il principale aspetto formale legato alla tutela di reati contro i minori è quello della tutela a fronte di reati procedibili d’ufficio ma anche a querela di parte. Il dirigente può intervenire attivando accordi e protocolli d’intesa con gli attori coinvolti nella tutela dei minori (Tribunale dei Minorenni, Servizi sociali, Organi di polizia..). Ciò, al fine di gestire quella zona grigia tra la presunzione/rilevazione sommaria di un reato contro il minore e la formalizzazione della denuncia o procedimento d’ufficio.

Tutela dei minori sul piano organizzativo-sostanziale

La scuola è un luogo ad apertura e partecipazione sociale intensa. La responsabilità etica del DS nella comunicazione istituzionale è fondamentale, poiché pone le premesse ad una effettiva tutela e prevenzione di reati. Il fulcro di tale azione è nella protezione dei diritti dei minori attraverso la tutela della Privacy. Pertanto, va garantita l’assoluta mancanza di diffusione di immagini e di dati di conoscibilità del minore. La rete mette a disposizione dell’universo mondo i dati che circolano al suo interno e l’uso che se ne può fare può essere di grande danno per i minori.

Il dirigente deve fare in modo che vengano rispettati i limiti sugli strumenti social che coinvolgono la scuola, i docenti, le famiglie. Si tratta ovviamente, di un controllo sugli strumenti di comunicazione di cui è titolare la scuola, quali il sito web. Dell’uso degli altri strumenti comunicativi, whats up, facebook, rispondono personalmente i soggetti, che seppure operatori scolastici, li utilizzano sotto la propria personale responsabilità.

Sempre sullo stesso piano è la responsabilità etica del DS nella creazione di valore nella propria scuola, la tutela dei diritti dei minori come azione di sfondo rispetto all’attività di missione della scuola attraverso

  • atti di indirizzo per la costruzione del ptof

  • sollecitazione alla scuola polo per la formazione sull’individuazione di attività formative specifiche per tutto il personale

  • attivazione di sistemi di alleanze con soggetti preposti alla tutela dei minori

 

Tutela dei minori attraverso la creazione di uno spazio etico ad essi dedicato

La mission specifica del sistema di istruzione pubblico è, quella di operare per la formazione del cittadino di domani, attivo e responsabile, eticamente proteso al bene comune, come previsto anche dalle Indicazioni nazionali per il primo ciclo del 2012: “Obiettivi irrinunciabili dell’educazione alla cittadinanza sono la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità, che si realizzano nel dovere di scegliere e agire in modo consapevole e che implicano l’impegno a elaborare idee e a promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita”.

“La necessità di costruire lo “spazio etico” dei cittadini del futuroè ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza attraverso la cosiddetta “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”). Ma lo scopo di tali iniziative è anche di promuovere l’integrità dei decisori pubblici del futuro, politici, amministratori, tecnici che saranno chiamati a scegliere avendo come unico riferimento l’interesse pubblico. E’ noto che i Paesi che investono maggiormente nella costruzione e manutenzione dello spazio etico dei propri bambini/e si trovano ad avere decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori.

La Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenzaattribuisce al bambino il diritto a partecipare in tutte le questioni che lo riguardano. L’articolo 12ci chiede, come adulti responsabili, di abbandonare progressivamente la visione di un bambino incapace di formarsi e di esprimere un’opinione e di accogliere l’idea che bambini e adolescenti debbano essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita, la vita delle loro famiglie, della comunità e della società più ampia in cui vivono. Le competenze partecipative di bambini/e, ragazzi/e sono state sempre più dimostrate in questi ultimi anni e per fasce di età anche basse. Una volta che si siano forniti loro informazioni rilevanti, un supporto adeguato e la libertà di esprimersi nei modi che li facciano sentire a loro agio, i bambini e gli adolescenti – in base alla loro età e maturazione – sono capaci di dimostrare di potersi coinvolgere in maniera competente. Inoltre, essi dimostrano un alto livello di responsabilità nel modo in cui usano tali opportunità perché essi sono tanto coinvolti quanto gli adulti nel fare qualcosa di davvero diverso.Nello spirito del principio di partecipazione ci viene richiesto di passare da una “educazione al rispetto delle regole” ad una “educazione al rispetto e alla comprensione delle regole“. I bambini/e cioè, devono poter partecipare in alcuni casi alla formazione delle regole che li riguardano, in altri almeno alla comprensione e alla condivisione di esse. La definizione di “spazio etico“, introdotta da Lord Moultonattraverso la celebre parafrasi del “comportamento non esigibile per legge” coglie uno degli aspetti più interessanti della fragilità del rapporto tra agenzie educative e vita quotidiana dei nostri bambini/e.

La scuola, ad esempio, funziona un po’ come una forte struttura che regola, attraverso precise prassi e norme di comportamento, la vita dei bambini/e che provengono da situazioni molto diverse tra loro. Ed in effetti funziona, laddove si verifica un “adeguamento alla regola”. Ma fuori dalla scuola, nel difficile percorso verso l’autonomia, tutto cambia. La struttura viene meno, così come vengono meno le gabbie comportamentali costituite dalle relazioni tra pari e con la leadership (gli insegnanti, la dirigenza scolastica, ecc.).

Ed ecco che entra in gioco il “comportamento non esigibile per legge“, cioè, lo spazio etico. Se questa dimensione non è stata appresa, se lo spazio etico non è stato alimentato (ad esempio attraverso l’attivazione di un contraddittorio sull’etica delle piccole scelte operate quotidianamente) i bambini/e non impareranno a comprendere il senso profondo delle regole. La conquista di un proprio spazio etico è parallela, in un certo senso, alla conquista dell’autonomia”1.

 

 

 

 

1https://spazioetico.com/2015/03/24/la-costruzione-dello-spazio-etico-nella-scuola-prima-parte/

Rivista Online

Sommario

Editoriale
Fare l’Insegnante: sperimentare per innovare
di Ivana Summa e Luciano Lelli

 

TEMI DI SCUOLA

Rapporto scuola territorio: serve ancora parlarne?

di Marina Bertiglia

 

A proposito della polemica sull’impreparazione linguistica degli studenti universitari italiani

di Luciano Lelli

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Il lessico dell’inclusione

di Filippo Cancellieri

 

La relazione come strumento di negoziazione nel contesto classe

di Vittorio Venuti

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Ampliamo il lessico in modo giocoso

di Nicoletta Calzolari

 

“Qualifichiamo insieme la nostra scuola”: la partecipazione delle famiglie

di Roberta Roversi

 

SCUOLA PRIMARIA

Entusiasmo Empatia Apprendimento

di Rosanna Rinaldi

 

Dalla musica alla struttura della fiaba

di Elisabetta Renda

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

In principio era il verbo: dal verbo alla frase, dalla frase al testo per una più ampia competenza linguistico - semantica - testuale

di Michela Agazzani

 

Matematica: imparare esplorando

di Marco Bardelli

 

Scrittura sensoriale: competenze in tutti i sensi!

di Antonino Favara

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Il laboratorio della lingua liquida

di Laura Azzoni

 

Fisica nel laboratorio di informatica

di Massimo Esposito

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Insegnare agli adulti

di M. Grazia Accorsi

 

Maestri del passato che parlano al presente

Maria Montessori: una pedagogista mondiale

di Laura Rossi

 

Arte Musica Spettacolo

I linguaggi del diverso: tra storia e ultime frontiere

di Vincenzo Palermo

Legislazione e normativa scolastica

Il voto trasparente

di Anna Armone

 

Dall’ufficio di segreteria

I progetti P.O.N. - un’opportunità per gli insegnanti

di Marta Bassani

 

Un libro al mese

Tutta un’altra scuola! Quella di oggi ha i giorni contati

di Ivana Summa

 

Lettera al Direttore

Risponde Ivana Summa

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