La scuola ambito di interazione multiculturale

di Carmen Iuvone, Avvocato - Dottore di ricerca in Diritto pubblico

 

 

1. Una scuola multiculturale

Il volto della scuola italiana, in poco più di un ventennio, è definitivamente mutato: oggi la scuola è di fatto multiculturale. Si è evidenziato che la presenza degli alunni stranieri è ormai da considerarsi strutturale, permanente e ancora per molti anni in aumento, anche per l’alto numero di ricongiungimenti familiari e ciò comporta la necessità per il sistema scolastico italiano di aprirsi alle esigenze di una istruzione se

mpre più integrata e di contribuire all’inserimento degli alunni stranieri e delle loro famiglie nella nostra società. 1

Il Dott. Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali, ha rilevato che “con le scuole multiculturali ci facciamo i conti da oltre 20 anni e , se le previsioni ISTAT sulla crescita della popolazione verranno confermate, nel 2050 gli stranieri in Italia rappresenteranno il 20% circa della popolazione residente e i figli degli stranieri potrebbero essere la maggioranza e l’eterogeneità nelle classi assumerà percentuali sempre più alte e diffuse in ogni ordine di scolarità. Allora la “sfida” da assumere è come coniugare elevate percentuali di allievi stranieri o di origine straniera con altre aspettative, qualità degli apprendimenti, successo scolastico per tutti. Ma passare da scuole multiculturali a “scuole internazionali” (o scuole interculturali di “seconda generazione”) non è uno scherzo: significa neutralizzare lo stigma sociale e culturale che pesa ancora sui migranti, agire sulle rappresentazioni più diffuse dello straniero presenti nell’opinione pubblica e tra le famiglie autoctone, che legittimamente chiedono una scuola di qualità per i figli, una scuola che offra migliori opportunità formative rispetto al futuro scolastico e lavorativo”2.

Le scuole multiculturali devono diventare un bene comune per italiani e stranieri e, per essere davvero tali nel tempo della pluralità,devono diventare nei fatti e non solo a parole scuole aperte sul mondo,facendo maturare una nuova impostazionedella missione educativa,in grado di coinvolgere di qualità l’intera comunità:bambini,ragazzi, genitori sia italiani che stranieri e sviluppando competenze nuove, organizzative e professionali.3

Nel dicembre del 1999 il Ministero della Pubblica Istruzione ha diffuso un rapporto su “Esperienze e formazione dei docenti nella scuola multiculturale” che costituisce una prima lettura delle trasformazioni introdotte nella scuola dalla crescente e diffusa presenza di alunni stranieri, partendo dal presupposto che la scuola nella sua funzione istituzionale rappresenta il più significativo punto di incontro tra culture e modelli che per necessità economica, storica e sociale, si troveranno sempre più a convivere all’interno di contesti comuni. 4

Sul tema dell’integrazione scolastica dei minori stranieri, così rilevante dal punto di vista giuridico ma anche pedagogico e sociologico, ho svolto per la Rivista Scienza dell’Amministrazione scolastica nel 2014, una ricerca suddivisa in quattro contributi, partendo da un’analisi dei principi della Costituzione italiana, a cui si rinvia ad integrazione e completamento di quanto verrà esaminato nel corso della presente relazione.

 

2. Le scelte del sistema scolastico italiano:il diritto allo studio anche per i minori stranieri

 

Particolare rilievo ha il tema del diritto allo studio anche per i minori stranieri che deve essere garantita dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali in base ai diversi livelli di competenza.Il diritto all’istruzione ha, infatti, avuto un ampio riconoscimento nella Costituzione italiana che ha dettato numerosi principi in materia tanto da configurare, secondo la dottrina, unostatuto costituzionale sull’istruzione”,ulteriormente ampliato per effetto della revisione operata dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 che ha dedicato ampia attenzione al tema dando vita ad un articolato quadro di competenze in materia. Sull’argomento si rinvia, per ragioni di spazio editoriale, ai contributi curati dalla sottoscritta e pubblicati su questa rivista nel 2012 e 2013.

I minori stranieri sono innanzitutto persone e, in quanto tali, sono titolari di diritti e di doveri che prescindono dalla loro origine nazionale.

La Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948 che, all’art. 2,afferma,“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcun per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza,di nascita o di altra condizione”.

Questi principi sono confermati dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 ratificata dall’Italia nel 1991,che all’art.2 ribadisce “Gli Stati parte si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione pubblica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”.

La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte normativa nellalegge6 marzo 1998, n. 40 Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero che introduce il concetto di “educazione interculturale”. L’art.36Istruzione degli stranieri. Educazione interculturale stabilisce che i minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all'obbligo scolastico,ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica. L'effettività del diritto allo studio deve essere garantita dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali anche mediante l'attivazione di appositi corsi ed iniziative per l'apprendimento della lingua italiana.

Si stabilisce,inoltre, che la scuola accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco,dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d'origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni. Le istituzioni scolastiche, nel quadro di una programmazione territoriale degli interventi, anche sulla base di convenzioni con le regioni e gli enti locali, promuovono: l'accoglienza degli stranieri adulti regolarmente soggiornanti mediante l'attivazione di corsi di alfabetizzazione nelle scuole elementari e medie; la realizzazione di un'offerta culturale valida per gli stranieri adulti regolarmente soggiornanti che intendano conseguire il titolo di studio della scuola dell'obbligo; la realizzazione ed attuazione di corsi di lingua italiana.

Il decreto legislativo n. 286 del 1998,Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, riunisce e coordina gli interventi in favore dell’accoglienza e integrazione degli immigrati, ponendo attenzione all’integrazione scolastica(art. 38 Istruzione degli stranieri. Educazione interculturale) Il comma 3 stabilisce:La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco,dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d'origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.

La successiva legge n. 189 del 2002, Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo, cd. Bossi/Fini, ha confermato le procedure di accoglienza degli alunni stranieri a scuola.

Nel nostro ordinamento è, dunque, prevalso il modello integrato di accoglienza scolastica dei bambini immigrati, direttamente inseriti nelle classi ordinarie, eventualmente con un sostegno aggiuntivo oppure inseriti nella classe inferiore a quella indicata per gli alunni della loro età, sulla base di una valutazione iniziale delle loro conoscenze linguistiche nella lingua di insegnamento o del loro rendimento generale a scuola o di entrambi.5Uno dei compiti della scuola multiculturale è, dunque, quello di promuovere e favorire un senso di comunità tra gli insegnanti, i bambini e le famiglie italiane e straniere che interagiscono tra loro pur con diverse appartenenze etniche, religiose, culturali e generazionali. Si è rilevato che la sfida attuale della scuola è quella di orientare il proprio impegno ad allenare nuove e vecchie generazioni di nuovi e vecchi continenti a crescere insieme,in modo che entrambe sperimentino la capacità di muoversi in un contesto multiculturale dialogante, in un gioco di continui rimandi.6

3. Le circolari ministeriali in materia

 

Il dilagare del fenomeno migratorio ha portato il Ministero dell’istruzione a varare una seria di Circolari ministeriali per dare risalto alla scuola quale luogo di socializzazione e strumento per veicolare culture diverse.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Dipartimento per l’istruzione, Direzione generale per lo studente già nel 2006 ha adottato le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri,contenente molte indicazioni operative. Nel provvedimento si auspica, in primo luogo, un’equilibrata distribuzione della presenza degli alunni stranieri e si precisa che in presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si ritiene proficua “un’equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un’intesa tra scuole e reti di scuole e una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento normativo l’art. 7 del D.P.R. 275 del 1999”.

Uno degli obiettivi prioritari nell’integrazione degli alunni stranieri è quello di promuovere l’acquisizione di una buona competenza nell’italiano scritto e parlato per assicurare uno dei principali fattori di successo scolastico e di inclusione sociale.

Occorre distinguere tra la lingua italiana del contesto concreto, indispensabile per comunicare nella vita quotidiana e quella specifica necessaria per esprimere e comprendere concetti che è quella dello studio. La può essere appresa in un arco temporale circoscritto tra un mese e un anno in relazione all’età e alla lingua d’origine quella dello studio,invece richiede competenze specifiche e un periodo più lungo.

Particolare attenzione viene rivolta alla formazione del personale della scuola in quanto l’educazione interculturale non è una disciplina aggiuntiva, ma una dimensione trasversale, uno sfondo che accomuna tutti gli insegnanti e gli operatori scolastici che implica una continua crescita professionale di tutto il personale della scuola.

Con la circolare n. 2 del 2010Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italianail Ministero ha stabilito un limite massimo del 30% di alunni stranieri nelle classi e ha fornito una serie di criteri di carattere organizzativo sia dell’offerta formativa territoriale sia della gestione interna della singola istituzione scolastica. In base ad essi il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% degli iscritti, quale esito di una equilibrata distribuzione degli allievi con cittadinanza non italiana che insistono sullo stesso territorio. Tale limite “dovrà rapportarsi ai peculiari contesti territoriali e essere opportunamente calibrato sulla base delle località (città piccole,medie,grandi,metropoli,aree extraurbane) e delle situazioni(dimensioni e caratteristiche del fenomeno migratorio) nonché delle intese e delle alleanze possibili fra le diverse istituzioni pubbliche e private operanti sul territorio”.Il limite del 30% potrà essere innalzato in presenza di alunni stranieri già in possesso di adeguate competenze linguistiche, come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia e invece venire ridotto a fronte della presenza di alunni stranieri per i quali risulti all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica e comunque di fronte a documentate difficoltà. Con la Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012

Strumenti di intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica sono state fornite ulteriori indicazioni agli alunni in situazione di difficoltà e svantaggio.

La nuova direttiva ministeriale recante Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (MIUR 2014) precisa una serie di buone prassi e sposta il focus sulle scuole secondarie di secondo grado. Si indica un traguardo e un passaggio ulteriore dalla scuola multiculturale alla scuola internazionale.

 

4. La concentrazione degli alunni stranieri nelle classi

 

Un problema prioritario di questi ultimi anni è quello di evitare la concentrazione di allievi stranieri nelle classi; è una questione che da sempre ha suscitato una rappresentazione negativa di molte scuole, battezzate come scuole degli stranieri e, come tali, abbandonate da buona parte delle famiglie italiane. Una concentrazione di allievi stranieri nelle classi spesso induce la fuga degli allievi italiani, le cui famiglie paventano un percorso scolastico ridotto o “impoverito” a causa della presenza di allievi non in grado, per motivi linguistici e culturali, di seguire con facilità gli apprendimenti disciplinari.7Si è, anzi; in alcuni casi evidenziata la presenza di una “gerarchizzazione delle culture” ;c’è lo straniero di serie A,quello di serie B, quello di serie C.

In proposito si è rilevato che “il problema prioritario della scuola di oggi è anche quello di evitare la concentrazione di alunni stranieri nelle classi perché questo elemento da sempre ha suscitato una rappresentazione negativa di molte scuole, battezzate come le scuole degli stranieri e,come tali,abbandonate da una buona parte delle famiglie italiane;queste dicono di temere un presento minore apprendimento per i propri figli ma nascondono in realtà una forma di razzismo verso culture,tradizioni,lingue e religioni diverse. La scelta di classi separate, presentata come obbligatoria da parte di alcuni dirigenti e la cui richiesta parte dalle famiglie italiane, si rivela particolarmente miope, in quanto non consapevole delle possibili conseguenze a livello sociale nel presente e nel futuro di una società plurale”.8

Si è evidenziato che “la scelta di classi separate, presentata come obbligata da parte di alcuni dirigenti e la cui richiesta parte dalle famiglie italiane, si rivela particolarmente miope, in quanto non consapevole delle possibili conseguenze a livello sociale nel presente e nel futuro di una società plurale.”9

Un esempio è stato quello della scuola dell’infanzia di Luzzara, in Provincia di Reggio Emilia che nel 2009 fu oggetto di ampia attenzione mediatica per la formazione di una sezione costituita solo da bambini di origine straniera, a seguito di consistenti flussi migratori. In questo Comune, come in altre città, non è stata realizzata una politica capace di regolare i flussi migratori molto consistenti. Nella formazione delle sezioni nella scuola dell’infanzia di Luzzara si è verificato quello che è stato definita una”forma di razzismo istituzionale, cioè un razzismo senza attori, in cui non ci sono persone che esprimono palesemente idee razziste o atti violenti verso individui appartenenti a gruppi minoritari. Si tratta di una forma di razzismo che viene espressa da persone attraverso scelte volte apparentemente a tutelare dei loro diritti ritenuti esclusivi, che creano separazione e discriminazione verso altri soggetti”10.

In realtà la scuola, per essere all’altezza delle sfide del futuro, deve essere sempre più supportata da politiche sociali ed educative capaci di programmare i flussi migratori in accordo con le istituzioni del territorio, per evitare le concentrazioni di “conflittualità” solo in alcune scuole e per promuovere progetti volti all’integrazione tra gruppi culturali differenti. “Per intraprendere questo percorso è necessario riflettere sul dialogo, come principio educativo indispensabile alla costruzione di processi di confronto e di scambio, di gestione dei conflitti, di decostruzione dei pregiudizi e di superamento del reciproco etnocentrismo”.11

Untema assolutamente strategico è quello della comunicazione tra scuole e famiglie immigrate per facilitare il coinvolgimento dei genitori nell’istruzione dei loro figli di grande importanza ai fini del rendimento scolastico. Accade, però, spesso che i genitori immigrati incontrino difficoltà di ordine linguistico o culturale, ragion per cui è essenziale prendere provvedimenti atti a garantire un efficace passaggio di informazioni tra scuole e famiglie anche usando lingue diverse da quelle utilizzate a scuola.12Il rapporto, in particolare, “prende in esame tre metodi atti a favorire la comunicazione tra scuole e famiglie immigrate: la pubblicazione di informazioni scritte sul sistema scolastico nella lingua di origine delle famiglie; l’utilizzo di interpreti in varie situazioni della vita scolastica e la designazione di persone di riferimento, come i mediatori familiari, con la specifica responsabilità di garantire i collegamenti tra scuola, alunni immigrati e famiglie”.

 

5. Il difficile cammino dell’integrazione scolastica

 

In un contesto sociale in continua evoluzione ci sono,comunque, orientamenti che non sempre privilegiano l’obiettivo dell’integrazione. Un caso che è stato oggetto di numerosi commenti è quello del Dirigente dell’ Istituto tecnico friulano il “Malignani” di Cervignano del Friuli in Provincia di Udine,che ha adottato nel 2015 una circolare per vietare alle ragazze musulmane il copricapo della religione islamica all’interno delle scuole rivendicando la laicità della scuola italiana e condannando l’uso palese di identità religiosa. 13

Tale scelta è stata oggetto di valutazioni critiche anche in riviste specializzate del settore, sulla base dei principi sanciti dalla Costituzione italiana, della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia fatta a New York il 20 novembre 1989 richiamando anche le indicazioni contenute nello “Statuto delle studentesse e degli studenti” della scuola secondaria, emanato con d.p.r. n.249 del 24 giugno 1998, modificato con il d.p.r. n.235 del 21 novembre 200714.

L’art. 1, Vita della comunità scolastica,stabilisce:

“1. La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio,l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.

2.La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale,informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno,con pari dignità e nella diversità dei ruoli opera per garantire la formazione alla cittadinanza,la realizzazione del diritto allo studio,lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia fatta a New York il 20 novembre 1989 e con i principi generali dell’ordinamento italiano”.

Sul tema ci si permette di rinviare anche all’articolo della sottoscritta “La scuola ambito di interazione multiculturale:quali scelte per l’uso del velo islamico?”su Scienza dell’amministrazione scolastica n. 1 del 2017 per ulteriori casi applicativi e per il richiamo alla giurisprudenza più recente in materia.

 

6. Alcune iniziative del Comune di Bologna

 

Numerose le iniziative in materia di integrazione scolastica del Comune di Bologna. Si richiama,a titolo di esempio, la deliberazione del 22 aprile 2014 (prog. N. 80/2014) della Giunta Comunale, che ha aderito al protocollo di intesa per l’accoglienza e l’inclusione degli alunni stranieri elaborato da un gruppo di lavoro costituito presso l’Ufficio scolastico regionale e composto da rappresentanti dell’Ufficio IX, Ambito territoriale della Provincia di Bologna, dei Dirigenti Scolastici e del Comune di Bologna, con l’obiettivo di individuare le modalità più idonee per migliorare il processo delle iscrizioni e dell’inserimento degli alunni stranieri nelle scuole del primo ciclo d’istruzione.

Il gruppo di lavoro ha elaborato un documento concernente le modalità organizzative di gestione coordinata delle iscrizioni, attraverso l’individuazione delle cosiddette “scuole polo”,coordinate dal CPIA (Centro Provinciale di Istruzione per gli Adulti) metropolitano, per un proficuo inserimento degli alunni di lingua non italiana provenienti da altri paesi nelle scuole del primo ciclo di istruzione a Bologna, per fornire una prima accoglienza agli alunni stranieri non italofoni, al fine di individuare successivamente la scuola in rete disponibile all’accoglienza. Scuole ponte che accoglieranno i bambini stranieri che non parlano la nostra lingua in attesa di “indirizzare e monitorare l’iscrizione degli alunni provenienti da Paesi terzi presso la scuola di accoglienza.

Un’esperienza attuativa molto interessante è costituita dal Centro di Documentazione – Laboratorio per un’Educazione Interculturale CD/LEIche nasce nel 1992 da una Convenzione fra Comune, Provincia di Bologna, Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna.

Le attività del Centro sono destinate a favorire l'inserimento educativo e scolastico degli alunni stranieri o figli di immigrati e a promuoverne le pari opportunità formative e il successo scolastico. Il CD/LEI supporta le scuole nei percorsi interculturali, incoraggiando gli insegnanti ad attivare progetti e affiancandoli nella predisposizione di strumenti organizzativi (formazione, consulenza, materiali bilingue), per la gestione della diversità culturale. Il Centro sostiene inoltre la valorizzazione e lo scambio delle buone pratiche interculturali dei servizi educativi

locali, nazionali ed internazionali, promuovendo il lavoro di rete e la partecipazione a network locali e transnazionali.

Il CD/LEI offre gratuitamente servizi di formazione, informazione, consulenza e documentazione rivolti ad insegnanti, operatori interculturali, studenti e famiglie straniere anche con la produzione di materiali fascicoli, cdrom, atti di convegni, papers, disponibili anche on-line sul sito.www.comune.bologna.it/istruzione/cd-lei/materiali.php o su richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per una scuola che sa accogliere, perché a scuola nessuno è straniero per usare le parole di un saggio di Graziella Favaro, pedagogista, che ha raccontato la scuola della buona integrazione attenta sia a dare risposta a bisogni specifici dei bambini e delle ragazze che vengono da lontano sia alla qualità educativa per tutti attraverso alcuni fondamentali strumenti:l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua per comunicare e per studiare; la gestione della classe multiculturale e plurilingue, la cura delle interazioni positive tra i bambini.15

1Miriam Traversi La scuola condivisa. Editoriale- Educazione interculturale, n.2 2014 L’A. rileva la necessità che i dirigenti e i docenti individuino nell’educazione interculturale i suggerimenti teorici (pedagogia interculturale) le prassi e i dispositivi che facilitano l’accoglienza degli alunni stranieri e il loro inserimento nelle classi.

2Lorenzo Luatti Scuole polarizzate:laboratori di sperimentazione” in Educazione interculturalen.2 maggio 2014, 173 ss. L’A. rileva che per perseguire questo obiettivo occorre un progetto di scuola e di Paese, occorrono tempi per perseguirlo,occorrono esempi virtuosi che sappiano parlare e convincere attraverso fatti, azioni e numeri dimostrando concretamente che una scuola con elevate percentuali di figli migranti è una realtà dove “si vive bene”, dinamica e aperta, ha un ambiente di apprendimento ad alta flessibilità, dove le persone si incontrano, lavorano e studiano volentieri e in modo fruttuoso, dove si costruiscono soluzioni di mutuo gradimento. Una scuola interculturale e di qualità” p.174ss.

3G.Favaro Il timore della mescolanza. Ritratti di scuole nel tempo della pluralità. In Educazione Interculturale n.2 del 2014p. 162

4Nella circolare ministeriale n.205 del 1990 viene affrontato per la prima volta il concetto di educazione interculturale con il quale si intende una condizione strutturale della società multietnica. Il compito educativo in questo tipo di società, assume il carattere specifico di mediazione fra le diverse culture di cui sono portatori gli alunni. Obiettivo della scuola è “la valorizzazione delle diverse culture di appartenenza ritenendo che i modelli della cultura occidentale non possono essere ritenuti come valori paradigmatici e perciò non possono essere proposti agli alunni come fattori di conformizzazione”.

 

5Su queste tematiche di grande interesse sono gli aggiornamenti del FADIS, Federazione Associazioni di Docenti per l’integrazione scolasticache si propone di coniugare la ricerca della qualità e della professionalità con la cultura della solidarietà.

6Cantù S. e Pine Erika Crescere insieme. in Una scuola aperta al mondo. Franco Angeli 2009, p.105 ss. Besozzi E.(a cura di) Varcare la soglia. Spazi,tempi e attori dell’incontro fra culture nella scuola dell’infanzia.Provincia Autonoma di Trento, Trento 2005; Favaro G. Nello stesso nido. Famiglie e bambini stranieri nei servizi educativiFranco Angeli, Milano 2002; Montanari M. Il mondo in cucina. Storia,identità e scambi. Laterza,Roma 2002

7Miriam Traversi La scuola condivisain Educazione multiculturalen.2 maggio 2014 149ss.Graziella Favaro A scuola nessuno è straniero. Firenze, Giunti2014

8Miriam Traversi La scuola condivisa. Editoriale Educazione interculturale vol.12, numero 2 maggio 2014 p.151 ss.

9Miriam Traversi op. cit.151 L’A. mette in evidenza come “la proposta appare ancora una volta quella di scegliere il dialogo invece della lontananza silenziosa, il decentramento culturale invece di una visione del mondo chiusa all’ineluttabile e al nuovo, per una consapevolezza di sé che passa dal riconoscimento delle proprie paure, desideri e fragilità e che sceglie le forme del meticciato culturale come paradigma dell’incontro su quanto ci unisce e sulla capacità di contenere e rispettare la diversità”.

10Ivana Bolognesi Scuole dell’infanzia con elevata presenza di bambini di origine straniera. in Educazione interculturale n.2 maggio 2014,p.194 La studiosa,ricercatrice di Pedagogia interculturale,Dipartimento di Scienza dell’Educazione Università di Bologna evidenzia che “Tutti i bambini hanno non solo diritto a un buon apprendimento ma anche a una “buona”socializzazione che li metta in grado di vivere nella pluralità delle idee e delle relazioni”.

11Ivana Bolognesi op.cit.p.195 ss. Della stessa Autrice si rinvia a Insieme per crescere:scuole dell’infanzia e dialogo interculturale. Milano, Franco Angeli 2013

12Numerose sono le ricerche sul campo condotte in questi anni dall’”Osservatorio sulla scuola dell’autonomia”istituito nel 2001(direttore Prof. De Martin)del Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli, Roma,con progetti di ricerca finalizzati ad effettuare un monitoraggio della giurisprudenza, della legislazione e delle azioni positive della Ue e dei singoli Stati membri in tema di antidiscriminazioni anche per ricostruire delle best practices dell’esperienza italiana e comparata.

 

13Si è motivata la scelta con la considerazione che “essendo la scuola italiana laica e indifferente al credo professato dagli allievi e dalle loro famiglie non sarà accettata, da parte di nessuno, l’ostentazione e l’esibizione, specialmente se imposta, dei segni esteriori della propria confessione religiosa anche perché essa, in fin dei conti, può essere colta come una provocazione e suscitare reazioni di ostracismo, disprezzo e rifiuto. Tale è, ad esempio, il fazzoletto o il velo che copre i capelli e parte del viso delle ragazze musulmane. Libere di servirsene all’esterno della scuola ma non in classe, anche perché a nessuno è permesso di indossare copricapo nell’ambito dell’attività didattica, come forma elementare di educazione. Anche su queste manifestazioni che mirano a sottolineare e rivendicare la diversità, con l’unico risultato di provocare per reazione l’ostilità dei compagni, sarà massima la vigilanza e nessun permissivismo mascherato da libertaria tolleranza sarà ammissibile”.

14Per un commento alla circolare si rinvia a Il caso discriminatorio del divieto del velo nella scuola pubblicain La Tecnica della scuola. Il quotidiano della scuola online. www.tecnicadellascuola.it.

15Numerosi i convegni e i seminari sul tema. Un convegno dell’Assemblea genitori insegnanti delle scuole di Bolognasvolto il 22.2.2014 presso la Scuola di psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna sul tema “Né invisibili né separati” ha analizzato l’integrazione scolastica dei ragazzi immigrati, con il patrocinio del Dipartimento di scienze dell’educazione e della Scuola di psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.

Un altro convegno di formazione “Le parole chiave per capire il presente e progettare il futuro della nostra scuola” sulla funzione costituzionale della scuola si è svolto sempre a Bologna il 14 marzo 2014 (relatori Prof Lorenza Carlassare e Prof. Andrea Morrone) in confronto con i rappresentanti del comitato bolognese Scuola e Costituzione ex Comitato Articolo 33 Bologna.

Rivista Online

Sommario

Editoriale
Fare l’Insegnante: sperimentare per innovare
di Ivana Summa e Luciano Lelli

 

TEMI DI SCUOLA

Rapporto scuola territorio: serve ancora parlarne?

di Marina Bertiglia

 

A proposito della polemica sull’impreparazione linguistica degli studenti universitari italiani

di Luciano Lelli

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Il lessico dell’inclusione

di Filippo Cancellieri

 

La relazione come strumento di negoziazione nel contesto classe

di Vittorio Venuti

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Ampliamo il lessico in modo giocoso

di Nicoletta Calzolari

 

“Qualifichiamo insieme la nostra scuola”: la partecipazione delle famiglie

di Roberta Roversi

 

SCUOLA PRIMARIA

Entusiasmo Empatia Apprendimento

di Rosanna Rinaldi

 

Dalla musica alla struttura della fiaba

di Elisabetta Renda

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

In principio era il verbo: dal verbo alla frase, dalla frase al testo per una più ampia competenza linguistico - semantica - testuale

di Michela Agazzani

 

Matematica: imparare esplorando

di Marco Bardelli

 

Scrittura sensoriale: competenze in tutti i sensi!

di Antonino Favara

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Il laboratorio della lingua liquida

di Laura Azzoni

 

Fisica nel laboratorio di informatica

di Massimo Esposito

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Insegnare agli adulti

di M. Grazia Accorsi

 

Maestri del passato che parlano al presente

Maria Montessori: una pedagogista mondiale

di Laura Rossi

 

Arte Musica Spettacolo

I linguaggi del diverso: tra storia e ultime frontiere

di Vincenzo Palermo

Legislazione e normativa scolastica

Il voto trasparente

di Anna Armone

 

Dall’ufficio di segreteria

I progetti P.O.N. - un’opportunità per gli insegnanti

di Marta Bassani

 

Un libro al mese

Tutta un’altra scuola! Quella di oggi ha i giorni contati

di Ivana Summa

 

Lettera al Direttore

Risponde Ivana Summa

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